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Il direttore del reparto di Malattie Infettive dell'Aoup si accinge anche a guidare la sperimentazione nazionale sulla plasmaterapia: “A Mantova e Pavia risultati incoraggianti, ma è presto per trarre generalizzazioni. Occorre un ampio studio nazionale che confermi le prime buone impressioni”

Pisa, martedì 12 maggio 2020 - «La cosa fondamentale è essere consapevoli che questa è la fase della convivenza con il virus e non quella del suo superamento». Parte da qui la riflessione su Covid-19 e “fase 2” del professor Francesco Menichetti, il direttore di Malattie Infettive dell'Ospedale di Cisanello a cui Istituto Superiore di Sanità, Aifa (Agenzia italiana del farmaco) e Ministero della Salute hanno affidato il ruolo di capofila nella sperimentazione della ricerca sulla plasmaterapia. «Perché il Coronavirus - sottolinea- non è ancora stato sconfitto e questo è importante che sia chiaro tutti».

E' preoccupato, dunque, per quel che potrà accadere nella “fase 2”?

«Una settimana è troppo poco per valutare l'impatto delle misure prese, potremo capire qualcosa in più intorno dal 20 maggio. C'è da augurarsi che le iniziative che sono state messe in campo si rivelino efficaci ...»

Ne dubita?

«Al contrario, ne do un giudizio complessivamente positivo. Sono un medico e un infettivologo ma anche un cittadino e ho chiarissima l'esigenza di far ripartire l'Italia. Altrimenti, magari ci si salva anche da Covid-19 ma si rischia di morire nell'indigenza».

La plasmaterapia può essere una delle armi per sconfiggere il virus?

«Lo speriamo. Ci sono state segnalazioni preliminari di colleghi cinesi che ci hanno convinto ad attivare la sperimentazione e ieri e oggi sono arrivati anche i primi risultati del protocollo sperimentato a Mantova e Pavia e che ha coinvolto 47 pazienti: la mortalità sarebbe scesa dal 13 al 6% ...».

Risultati incoraggianti ...

«Sì, anche se è presto per trarre generalizzazioni: c'è bisogno di un ampio studio su base nazionale che confermi queste prime buone impressioni»

E' quel che vi accingete a fare con i protocollo Tsunami?

«Esatto. Sarà fondamentale coinvolgere tutti i principali centri di ricerca impegnati nella plasmaterapia a livello nazionale. Ovviamente, a cominciare da Mantova e Pavia».

Il fatto che il ruolo di principal investigator della sperimentazione sia stato affidato al reparto di Malattie Infettive dell'Azienda ospedaliero universitaria pisana è un riconoscimento del lavoro svolto fino ad oggi?

«E' senz'altro il riconoscimento della nostra capacità di mettere in piedi protocolli di ricerca ma, come detto, il coinvolgimento di altri centri di ricerca è essenziale, a cominciare da quelli del Nord. La sperimentazione comunque, è soprattutto un'esigenza recepita rapidamente dal Ministero della Salute: stava montando una polemica su questa terapia, quasi che qualcuno volesse tenerla nascosta. Dunque vi era la necessità di fare chiarezza, utilizzando una metodologia scientifica e hanno trovato che il nostro approccio calzasse perfettamente per uno studio randomizzato su scala nazionale».

Che cosa è la plasmaterapia?

«E' una terapia che si basa sull'infusione a malati di Covid-19 di plasma iperimmune di pazienti convalescenti guariti dal virus. Le componenti della sperimentazione, quindi, sono due: il prelievo di plasma da donatori e l'infusione dello stesso a pazienti che ne abbiano necessità. In realtà, comunque, non si tratta di una novità assoluta: è una strada che è stata già percorsa anche in occasione delle epidemie di Ebola e Sars. Con esiti alterni».

In attesa della terapia, in tanti sostengono che un contributo per sconfiggere il virus arriverà anche dal caldo e dalla stagione estiva.

«Sinceramente crediamo che il calo di contagi cui stiamo assistendo sia soprattutto collegato alle misure di lockdown e al modo in cui gli italiani vi hanno aderito. Sicuramente con la stagione estiva si ridurranno gli assembramenti nei luoghi chiusi e questo potrebbe avere un impatto positivo anche sulla diffusione di Covid-19. Ma non andrei oltre».

Dunque che cosa fare in questa fase di convivenza con il virus per evitare una ripresa dell'epidemia?

«Vanno seguite scrupolosamente le norme. In particolare sono fondamentali quelle sul distanziamento sociale, l'igiene delle mani e l'uso della mascherina. La distanza impedisce della diffusione. Poi c'è la questione dei positivi asintomatici ...».

Ossia?

«Per ovvie ragioni, sono uno dei principali veicoli del contagio. Per questo è necessaria una poderosa campagna di screening sierologici per identificarli».